Musica, Cinema, Libri
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Edited by: ilforumdellescuole at: 12/25/02 3:03:56 pm
Piovono "best of", ovvero le antologie che accolgono il meglio del repertorio di un artista.
Dai Rolling Stones agli U2, passando per i Nirvana o Vasco Rossi: i Greatest Hits sono veri e propri eventi discografici che riducono il consumo musicale a un colossale jukebox di successi, preferibilmente gi?collaudati e inducono il sospetto che l'industria abbia scoperto una facile via alla scalata delle classifiche...
La prima ad aver capito il meccanismo è stata Mina, che da sempre ci ha propinato le migliori canzoni...degli altri, ultimamente imitata pure da Battiato che almeno le sue canzoni se le scriveva da solo!
Lando
Insetti , supereroi, film, scienza e letteratura
Faccio una premessa.
Prima di iniziare a sparare a zero su questo post avverto i tiratori scelti che le cose che leggeranno possono sembrare “astruse” per coloro che non conoscono i personaggi citati…ma ovvie …per chi sa quanto ha pesato nel mondo dei fumetti una casa editrice come la Marvel.
Mi è capitato in questi giorni di rivedere Spider Man, fumetto della mia adolescenza tramutato, come spesso capita, in film. E come spesso mi capita ho fatto le mie associazioni. Innanzitutto avendo amato il fumetto della Marvel fin da piccolo non potevo non notare il “regalo” fatto ai movimenti che lottano contro gli OGM, gli organismi geneticamente modificati, tanto di moda in questo momento. Il ragno che mordeva Peter Parker (= uomo ragno) nel fumetto era radioattivo e non geneticamente modificato come nel film.
Grandi effetti speciali , grande film, ma credo che il film debba molto ad altri classici. Un primo classico da citare è “La mosca” , film di FS di Cronenberg. Anche ne “La mosca” l’ essere mosca comincia a “trasformare” l’ essere uomo e anche lì quando lo scienziato che a causa di un esperimento di teletrasporto, viene smaterializzato / rimaterializzato insieme ad una mosca capitata per caso nella cabina di teletrasporto, comincia a sentirsi piu’ forte, muscoli vigorosi , “supersensi” prova a confrontarsi con un lottatore professionista in una di quelle arene clandestine dove si ha piu’ probabilità di uscire con le ossa rotte che sperare di vincere . E questa è una situazione presa di pari passo dal film di cronenberg. L’ altra associazione , la piu’ classica delle classiche è il dottor Jeckil e Mr . Hide, molto piu’ evidente in Goblin, dove si attua un vero e proprio sdoppiamento di personalità tra lo scienziato Osborn e la verde creatura Goblin. L’ uno che conserva un minimo di umanità e l’ altro … che è l’ aspetto peggiore del primo. Fatto che non avviene in Spider che conserva comunque la sua personalità “buona”. Infine l’ ultimo tributo dovuto stavolta sia dal fumetto che dal film e cioè all’antesignano di tutti i supereroi e cioè Superman. L’Uomo Ragno , tra tutti i supereroi targati Marvel è quello che piu’ somiglia al datato Superman. Innanzitutto il costume , rosso e blu per entrambi, in seconda battuta il “senso del ragno” che avverte con largo anticipo Spider Man di una situazione di pericolo, la “vista”, molto piu’ dettagliata, da “ragno” appunto, la “super vista” per Superman . Altro parallelo la fidanzata : Mary Jane per Peter e Lois Lane per Superman e da ultimo il lavoro : fotografo di un giornale Peter Parker, giornalista Clark Kent, senza contare l’ assonanza Parker / Clarkent. Interessante da un punto d vista didattico la visita nel film al laboratorio della Columbia University dove si parla delle caratteristiche degli insetti e si danno alcuni rudimenti di genetica. Io se fossi insegnante di scienze proporrei le due pellicole citate quando si decide di affrontare quel piccolo grande mondo degli insetti che tanto ha dato anche alla letteratura , soprattutto a quella di massa. E il discorso sulla letteratura di massa è tutta un’altra storia. E questo solo per dire che anche chi si trova a “lavorare” nelle classi con la letteratura puo’ provare ad ampliare le ipotesi di lavoro proposte. Un saluto a tutti e … non sparate sul pianista!
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In memoria di George Harrison (Liverpool, 1943 - Los Angeles
Se ne è andato così, senza dare troppo nell’ occhio, stroncato da un male incurabile George Harrison, una delle icone del XX secolo. Appartenente ad uno dei gruppi musicali più famosi, probabilmente il più famoso, sembrava non appartenere a quel sogno miliardario, a quel mito cui i “fab four” appartenevano. Schivo, alla larga dal jet set internazionale, sembrava quasi fosse sparito dalla scena. Nella memoria di tutti rimarrà più l’ immagine di Paul McCarteney e Ringo Starr affranti all’ uscita dell’ ospedale, dopo l’ ultima visita all’ amico ormai morente, cancellando d’un colpo tutti i dissapori, le liti del passato, forse legate piu’ a elementi estranei al gruppo che ai quattro vecchi amici di Liverpool. Dal 1963 al 1970 incide come chitarrista solista e cantante, ma è entrato nella storia del sec. XX, con The Beatles. Dopo i primi anni inizia a emergere come autore originale e intenso siglando tra il 1966 e il 1970 gioielli quali Taxman, I Want To Tell You, While My Guitar Gently Weeps, Something, Here Comes The Sun e I Me Mine. Nel secondo periodo Beatles raffina uno stile di chitarra inconfondibile poi da solista realizza il suo capolavoro nel 1970 con il triplo All Things Must Pass e riassume il meglio della propria carriera di autore con il bel Live In Japan del 1982. Da ricordare il primo album dei Traveling Wilburys (con Bob Dylan, Tom Petty, Jeff Lynne e Roy Orbison) e il suo lavoro con il maestro indiano di sitar Ravi Shankar.Alcuni album rappresentativi: All Things Must Pass (novembre 1970), Cloud Nine (novembre 1987), Live In Japan (luglio 1992). Ma lo star sistem non dorme, non con una occasione ghiotta come la morte di un mito. I suoi dischi vanno a ruba, partono le ristampe, un po’ come era successo in occasione della morte di un’ altra icona del gruppo John Lennon. Si sono andati a scovare dei nastri dimenticati, delle incisioni perse in un cassetto ed è subito successo. E’ il caso di FREE AS A BIRD, canzone postuma di John Lennon, in cui l' elettronica ha giocato un ruolo fondamentale e simile a quello che ha portato al duetto tra Nat King Cole e sua figlia Natalie, oppure alla resurrezione di Jimi Hendrix o alla recitazione postuma di Brandon Lee, ucciso con una pistola di scena, a far sorgere spontanea la domanda( presa in prestito da un vecchio pezzo degli Stadio) nei teenagers di oggi. I Beatles sono conosciuti dai ragazzi del 2002 solo per paragoni: I Take That sono i nuovi Beatles, sembrano i Beatles etc. etc.. A questo punto sarà bene rinfrescare un po' la memoria a questi ragazzini. Intanto c'é da dire che I Fab Four si sciolsero nel 1969, tra le lacrime di miliardi di fan sparsi in tutto il mondo. All' appello oggi manca John Lennon, ucciso nel 1980 da un fan scatenato e desideroso di entrare nella storia. Sarà per questo che solo pochissimi ricordano come si chiama. Il 1969 fu anche l' anno della minigonna, ormai portata da tutte, ma che poche ricordano che fu una vera e propria rivoluzione dei costumi voluta da Mary Quant. Le origini.
La band fu voluta nel 1957 proprio da John, allora diciassettenne, che insieme a Paul McCartney, 15 anni, fece parte da subito del nucleo storico. Lennon nasce infatti il 9 ottobre del 1940. Detto la mente del gruppo, fu abbandonato dal padre, operaio, fin da quando era piccolo. Nominato baronetto dalla regina Elisabetta, per i successi conseguiti in nome del popolo di sua maestà, restituì il titolo alla regina per protestare contro la guerra nel Vietnam e contro l' intervento della Gran Bretagna nel Biafra. Paul nasce invece il 18 giugno del 42, considerato il bello del gruppo , é figlio di un mercante all' ingrosso. Economicamente forse era quello che stava meglio. Ringo Starr, il batterista, detto il buono, vero nome Richard Starkey, nasce il 7 luglio del 40. E' l' ultimo a far parte del gruppo. Vi entra nel 1962, in sostituzione del batterista Pete Best, che abbandona, perché non vede futuro per la band. Uno dei più clamorosi errori di valutazione della storia del rock. Ringo é piccolo, brutto e maleducato, il padre era scaricatore di porto. George Harrison, chitarrista, considerato il saggio del gruppo, era figlio di un conducente di autobus. Il padre lo teneva in scarsa considerazione e spesso lo prendeva a calci per tirarlo via dalla strada e dalle brutte compagnie. Il loro primo nome , nel 1958 fu Quarry Men. Dopo la rottura , avvenuta nel 1969 e sulle cui cause o da chi fosse voluta ancora non é dato sapere, Paul é l' unico che ha continuato a mietere successi anche da solo. Sempre in giro per il mondo, accompagnato dai Wings e da sua moglie Linda, che canta con lui e lo segue come un' ombra. La vita sentimentale di Paul é stata sicuramente la meno burrascosa. Artefici di uno dei più clamorosi successi della storia della musica, riuscirono a spartirsi all' atto dello scioglimento 62 miliardi di allora. Nel 1964, quando parteciparono al mitico Ed Sullivan Show, tennero incollati al televisore 73 milioni di spettatori. Free as a bird , il loro ultimo successo, cantato ed arrangiato dai tre superstiti su un nastro preregistrato di John, veleggia da mesi nelle zone alte delle classifiche di vendita di tutto il mondo. Hanno in programma una Beatles Anthology, 125 brani quasi inediti, con pezzi storici ma dai differenti arrangiamenti, provenienti dagli archivi personali e di cui il pezzo suddetto fa parte del primo volume . Naturalmente l' operazione serve anche a dare un bel colpo al mercato dei bootleg, le incisioni pirata vendute sottobanco e con un giro di affari valutato intorno ai tre milioni di dollari. In effetti, per chi non lo avesse ancora capito, cercano di debellare la copia selvaggia delle loro registrazioni. Per tanti italiani, i Beatles sono stati come la scuola dell' obbligo. Quel poco di inglese che sanno lo devono a canzoni come From me to you , Ticket to ride o Yesterday. Nella loro storia tutto é diventato mito. Si racconta che quando la regina li nominò baronetti nel 1965, fumarono uno spinello malandrino nei bagni reali di Buckingam Palace. Alcune delle loro canzoni furono bandite dalla radio per i non nascosti riferimenti alle droghe, come A Day in the Life e Lucy in The Sky with Diamond. Considerati da alcuni benpensanti peggio dei Rolling Stones, perché sotto quell' aria di ragazzi perbene covava il diavolo :_Perlomeno gli Stones la faccia da diavolo ce l'avevano". Non bisogna dimenticare che a quei tempi la diatriba tra Beatles e Rolling Stones fu simile a quella tra Coppi e Bartali. Ma una cosa e' certa. A differenza dei Rolling, i Beatles sapevano suonare. Basti dire che nel 1991 Paul compone la sua prima opera classica: Liverpool Oratorio. Sulla loro arte sono stati effettuati decine di studi e scritti decine di libri. L' ultimo e' di Mark Hertsgaard: A day in the life: la musica e l' arte dei Beatles.Con loro l' Inghilterra si liberava dell' epoca vittoriana, delle frustrazioni del dopoguerra e della musica americana di Elvis Presley, Bing Crosby e Frank Sinatra. Ebbero il periodo psichedelico, il periodo di meditazione e quello di trascendenza. Famosi i loro viaggi in oriente alla ricerca del KARMA. George non perde il vizio e organizza nel 1971 due concerti di beneficienza per il Bangladesh, i maligni dicono sempre alla ricerca del tantra. Gli scarafaggi accelerarono inoltre il processo di liberazione sessuale e per non essere da meno hanno decine di figli illegittimi sparsi in tutto il mondo. I loro concerti lasciavano il segno, in tutti i sensi. Addirittura un serial killer come Charles Manson, colui che squartò l' attrice Sharon Tate, la giovane moglie di Roman Polansky, per rubarne il feto, firmava i suoi delitti con titoli delle loro canzoni, tipo Helter Skelter e Blackbird. Clamorosa la esternazione fatta da John: _ Siamo più popolari di Gesù Cristo. Non so chi sarà primo, il rock o il cristianesimo.... Gesù era un tipo in gamba, ma i suoi discepoli erano ottusi e mediocri." "Forse non tutti sanno chi sia il premio nobel della medicina - disse Giancarlo Pajetta - ma dei quattro ragazzi di Liverpool, si conosce persino il numero di denti falsi". Certo stiamo parlando di qualche decennio fa. Ora invece qualcuno si chiede " Ma chi erano mai questi Beatles? .
Re: Musica, Cinema, Libri
Santana, un dinosauro duro a morire
E?uscito in questi giorni l'ennesimo lavoro di , Autlan De Navarro, detto Santana, l'uomo che continua a essere fedele a se stesso, alle sue sonorit? alla sua chitarra. Ormai tutti i fedelissimi lo davano per spacciato e invece prima con Supernatural nel 1999 e poi con questo Shaman del 2002 Santana come al solito riesce a rompere gli schemi e ritorna a padroneggiare le classifiche di tutto il mondo. In questo fatto di scomparsa annunciata e risurrezione assomiglia molto ad un altro gruppo di dinosauri, i Rolling Stones, da anni si annuncia il loro scioglimento e da anni continuano a sfornare cd da classifica. E tutto questo Carlos lo fa propinandoci sempre il solito miscuglio di atmosfere latino americane e rock..per?sempre diverse, accattivanti?grandissime. Quando poi nei suoi lavori chiama altri grandi…il cd ?da urlo!
Nato in Messico nel 1947 studia la chitarra e suona jazz con diverse band. A San Francisco, nel 1966, fonda la Santana Blues Band con cui, nel 1969, ottiene il suo primo successo con Soul Sacrifice, brano presente nel suo album di esordio Santana (1969). Nel 1970 replica il successo con l’album Abraxas. Del 2000 ?il suo album Supernatural, vincitore di otto Grammy.
Il destino del suo gruppo originale, mutevole nel corso degli anni, ?ovviamente legato strettamente a quello dell'artista messicano. Non per nulla, anche agli inizi di carriera il gruppo viene chiamato semplicemente Santana. Esordisce nel 1968 al Fillmore West di San Francisco e, l'anno successivo, regala al pubblico intervenuto al Festival di Woodstock una torrenziale versione del suo brano Soul Sacrifice. Un'avvincente fusione tra rock e sonorit?latine caratterizzante le prime opere discografiche (il capolavoro Abraxas ne ?testimonianza) dei Santana. Il 1972 segna la pubblicazione del primo episodio discografico del chitarrista al di fuori della band ed ?un album dal vivo suonato dai Santana con la band del batterista Buddy Miles. In seguito gli album del gruppo aprono al jazz, al pop e al funk. L'attivit?live della formazione, nel corso degli anni, ?incessante; soprattutto nei novanta, l'attivit?discografica della band invece si dirada. Supernatural, pubblicato nel 1999 e realizzato con l'aiuto di ospiti illustri, si impone per?come uno dei pi?grandi successi del decennio. Di Carlos Santana vanno ricordate anche le sue collaborazioni con John McLaughlin, Jan Hammer, Billy Cobham, Stanley Clarke, Larry Young, David Holland, Turiya Alice Coltrane, moglie di John, John Lee Hooker e artisti brasiliani come Airto Moreira e Flora Purim. Alcuni album rappresentativi: Abraxas (settembre 1970), Caravanserai (ottobre 1972), Lotus (maggio 1974, live), Borboletta (ottobre 1974), Havana Moon (aprile 1983), Blues For Salvador (ottobre 1987), Sacred Fire: Santana Live In South America (ottobre 1993 Live), Supernatural (1999).
Una tale longevita' artistica e una tale fedelta' a se stesso mi sembra di ritrovarla solo nei rolling gia' citati, in Elton John e nei Pink Floyd.
Poi ci sono anche altri dinosauri, ma si sono evoluti nel tempo. Ad esempio Phil Collis e Peter Gabriel fanno suoni un po' diversi da quelli dei loro inizi. Un ciao a tutti...vorrei un Vs. contributo sull' argomento.
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La mia generazione ha perso!
La mia generazione ha perso
E' morto Gaber
Chi si interessa di musica sapra' sicuramente cosa ha rappresentato Gaber nel panorama musicale italiano. A meta' degli anni 60 nasce la prima generazione di cantautori e Gaber e' tra i primi autori a porre una particolare attenzione ai testi. Artista fuori dagli schemi e dallo show business, le sue composizioni evidenziano sempre un contenuto polemico ed ironico spesso autobiografico manifestando un impegno politico e sociale oppure delineando un tratto umoristico e satirico.
A met?degli anni '60 anche il mercato discografico italiano subisce , come detto precedentemente, un profondo rinnovamento con la nascita della prima generazione di cantautori.
Giorgio Gaber (nome d'arte di Giorgio Gaberscik, 1939, Milano) e' tra i primi autori a porre una particolare attenzione ai testi. La sua carriera inizia nel 1958 scrivendo insieme ad un altro mito sfortunato, chiamato Luigi Tenco,morto suicida durante il festival di San Remo in circostanze ancora non del tutto chiarite. Prosegue nel 1960 con Non arrossire, un brano che giunge nei primi posti delle classifiche italiane. Un successo che si consolida con La ballata del Cerutti. Le sue composizioni evidenziano un contenuto polemico ed ironico, spesso autobiografico, manifestando un impegno politico e sociale (Latte 70, La presa del potere, Un'idea) oppure delineando un tratto umoristico e satirico (Torpedo blu, Il Riccardo, Shampoo). Nel 1976 mette in scena al Piccolo Teatro di Milano Il signor G. (destinato a diventare il suo alter ego), monologo satirico-canoro sulla societ?di quegli anni. Intraprende la strada del recital teatrale e con la collaborazione di Sandro Luporini mette in scena, con successo, spettacoli e commedie come Polli d'allevamento (197 , Anni affollati (1981), Il grigio (1989), E pensare che c'era il pensiero (1995).
Nel mondo dello spettacolo Giorgio Gaber costituisce sicuramente un'anomalia. In pochi hanno raggiunto la sua longevit?professionale (aveva ormai superato i quarant'anni di attivit? e certamente nessuno ha realizzato un percorso artistico tanto unico e particolare.
Gaber ?stato tra i precursori della nuova musica leggera e il primo cantante a realizzare per la Ricordi ("Ciao ti dir?quot;, 195 i primi dischi di rock'n roll italiano.
Da allora, e per oltre un decennio, la sua produzione discografica, sempre caratterizzata da canzoni intelligenti ed ironiche, ha incontrato un larghissimo consenso popolare fino a diventare a volte vero e proprio fenomeno di costume ("Non arrossire", "La ballata del Cerutti", "Torpedo blu", "Barbera e Champagne").
Nel corso degli anni sessanta si afferma anche come personaggio televisivo emergendo non solo come cantante e interprete ma anche come conduttore e intrattenitore di grande successo e comunicativa.
Nel 1970 Gaber compie una svolta tanto significativa quanto coraggiosa.
All'apice della popolarit? decide di chiudere ogni rapporto con il mezzo televisivo rinunciando ai vantaggi e alle gratificazioni di un consenso pi?allargato per concentrare la sua attivit?esclusivamente nel teatro privilegiando il rapporto e il confronto diretto con il pubblico.
Unico esempio di teatro-canzone in Italia, Gaber diventa il pi?singolare fenomeno teatrale di questi ultimi trent'anni con un'instancabile attivit?caratterizzata da sale sempre esaurite e da straordinari consensi anche da parte della critica. A questo proposito si pu?legittimamente affermare che Gaber con il suo co-autore Sandro Luporini ha lasciato un segno significativo non solo nella storia recente del nostro teatro ma anche e soprattutto nella cultura italiana. In questo lungo periodo l'attivit?discografica si ?sempre limitata alla sola integrale registrazione dei suoi spettacoli.
Nel 2001 Gaber torna al mercato discografico ufficiale con un nuovo album intitolato "La mia generazione ha perso", forse cedendo alle pressioni di chi (estimatori, colleghi, giornalisti, discografici) ritiene la dimensione teatrale, pur nella sua eccellenza, troppo limitativa rispetto alle potenzialit?di fruizione e di diffusione del suo lavoro.
Il teatro di Giorgio Gaber
- Stagione 1970-1971 "Il signor G."
- Stagione 1971-1972 "Il signor G.", "Storie vecchie e nuove del signor G."
- Stagione 1972-1973 "Dialogo fra un impegnato e un non so"
- Stagione 1973-1974 "Far finta di essere sani"
- Stagione 1974-1975 "Anche per oggi non si vola"
- Stagione 1975-1976 "Recital di Giorgio Gaber"
- Stagione 1976-1977 "Libert?obbligatoria"
- Stagione 1977-1978 "Libert?obbligatoria"
- Stagione 1978-1979 "Polli d'allevamento"
- Stagione 1981-1982 "Anni affollati"
- Stagione 1982-1983 "Il caso di Alessandro e Maria"
- Stagione 1984-1985 "Io se fossi Gaber"
- Stagione 1985-1986 "Io se fossi Gaber"
- Stagione 1986-1987 "Parlami d'amore Mari?quot;
- Stagione 1987-1988 "Parlami d'amore Mari?quot;
- Stagione 1988-1989 "Il Grigio"
- Stagione 1989-1990 "Il Grigio", "Aspettando Godot"
- Stagione 1990-1991 "Il Grigio", "Aspettando Godot"
- Stagione 1991-1992 "Il Teatro Canzone"
- Stagione 1992-1993 "Il Teatro Canzone OE93"
- Stagione 1993-1994 "Il Dio Bambino", "Il Teatro Canzone OE94"
- Stagione 1994-1995 "E pensare che c'era il pensiero"
- Stagione 1995-1996 "E pensare che c'era il pensiero"
- Stagione 1996-1997 "Gaber 96/97"
- Stagione 1997-1998 "Un'idiozia conquistata a fatica"
- Stagione 1998-1999 "Un'idiozia conquistata a fatica"
- Stagione 1999-2000 "Gaber 1999/2000"
In morte di Gaber
...non dimenticher?mai le serate passate "in tua compagnia" al teatro Nazionale...
addio Giorgio...
Mari
QUALCUNO ERA COMUNISTA
Qualcuno era comunista perch?era nato in Emilia.
Qualcuno era comunista perch?il nonno, lo zio, il pap? .. la mamma no.
Qualcuno era comunista perch?vedeva la Russia come una promessa, la Cina
come una poesia, il comunismo come il paradiso terrestre.
Qualcuno era comunista perch?si sentiva solo.
Qualcuno era comunista perch?aveva avuto una educazione troppo cattolica.
Qualcuno era comunista perch?il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva, la
pittura lo esigeva, la letteratura anche. . . lo esigevano tutti.
Qualcuno era comunista perch?glielo avevano detto.
Qualcuno era comunista perch?non gli avevano detto tutto.
Qualcuno era comunista perch?prima. prima.prima. era fascista.
Qualcuno era comunista perch?aveva capito che la Russia andava piano, ma lontano.
Qualcuno era comunista perch?Berlinguer era una brava persona.
Qualcuno era comunista perch?Andreotti non era una brava persona.
Qualcuno era comunista perch?era ricco ma amava il popolo.
Qualcuno era comunista perch?beveva il vino e si commuoveva alle feste popolari.
Qualcuno era comunista perch?era cos?ateo che aveva bisogno di un altro Dio.
Qualcuno era comunista perch?era talmente affascinato dagli operai che voleva essere uno di loro.
Qualcuno era comunista perch?non ne poteva pi?di fare l'operaio.
Qualcuno era comunista perch?voleva l'aumento di stipendio.
Qualcuno era comunista perch?la rivoluzione oggi no, domani forse, ma dopodomani sicuramente.
Qualcuno era comunista perch?la borghesia, il proletariato, la lotta di classe...
Qualcuno era comunista per fare rabbia a suo padre.
Qualcuno era comunista perch?guardava solo RAI TRE.
Qualcuno era comunista per moda, qualcuno per principio, qualcuno per frustrazione.
Qualcuno era comunista perch?voleva statalizzare tutto.
Qualcuno era comunista perch?non conosceva gli impiegati statali, parastatali e affini.
Qualcuno era comunista perch?aveva scambiato il materialismo dialettico per il Vangelo secondo Lenin.
Qualcuno era comunista perch?era convinto di avere dietro di s?la classe operaia.
Qualcuno era comunista perch?era pi?comunista degli altri.
Qualcuno era comunista perch?c'era il grande partito comunista.
Qualcuno era comunista malgrado ci fosse il grande partito comunista.
Qualcuno era comunista perch?non c'era niente di meglio.
Qualcuno era comunista perch?abbiamo avuto il peggior partito socialista d'Europa.
Qualcuno era comunista perch?lo Stato peggio che da noi, solo in Uganda.
Qualcuno era comunista perch?non ne poteva pi?di quarant'anni di governi democristiani incapaci e mafiosi.
Qualcuno era comunista perch?Piazza Fontana, Brescia, la stazione di Bologna, l'Italicus, Ustica eccetera, eccetera, eccetera.
Qualcuno era comunista perch?chi era contro era comunista.
Qualcuno era comunista perch?non sopportava pi?quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia.
Qualcuno credeva di essere comunista, e forse era qualcos'altro.
Qualcuno era comunista perch?sognava una libert?diversa da quella americana.
Qualcuno era comunista perch?credeva di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.
Qualcuno era comunista perch?aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo. Perch?sentiva la necessit?di una morale diversa.
Perch?forse era solo una forza, un volo, un sogno era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.
S? qualcuno era comunista perch? con accanto questo slancio, ognuno era come. pi?di s?stesso. Era come. due persone in una.
Da una parte la personale fatica quotidiana e dall'altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.
No. Niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare.come dei gabbiani ipotetici.
E ora? Anche ora ci si sente come in due. Da una parte l'uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana
e dall'altra il gabbiano senza pi?neanche l'intenzione del volo perch?rmai il sogno si ?rattrappito.
Due miserie in un corpo solo.
La liberta' secondo il Signor G
La Libert?secondo il Signor G.
Caro Giuseppe, cara Mari,
ho acceso il computer proprio per commemorare Gaber in un filo nuovo e vedo che mi avete preceduto. Sono contento, vi ringrazio e mi limito solo a riportare il testo de "La Libert?.
******
"Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Vorrei essere libero come un uomo.
Come un uomo appena nato che ha di fronte solamente la natura
e cammina dentro un bosco con la gioia di inseguire un’avventura,
sempre libero e vitale, fa l’amore come fosse un animale,
incosciente come un uomo compiaciuto della propria libert?
La libert?non ?star sopra un albero,
non ?neanche il volo di un moscone,
la libert?non ?uno spazio libero,
libert??partecipazione.
Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come un uomo che ha bisogno di spaziare con la propria fantasia
e che trova questo spazio solamente nella sua democrazia,
che ha il diritto di votare e che passa la sua vita a delegare
e nel farsi comandare ha trovato la sua nuova libert?
La libert?non ?star sopra un albero,
non ?neanche avere un’opinione,
la libert?non ?uno spazio libero,
libert??partecipazione.
La libert?non ?star sopra un albero,
non ?neanche il volo di un moscone,
la libert?non ?uno spazio libero,
libert??partecipazione.
Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come l’uomo pi?evoluto che si innalza con la propria intelligenza
e che sfida la natura con la forza incontrastata della scienza,
con addosso l’entusiasmo di spaziare senza limiti nel cosmo
e convinto che la forza del pensiero sia la sola libert?
La libert?non ?star sopra un albero,
non ?neanche un gesto o un’invenzione,
la libert?non ?uno spazio libero,
libert??partecipazione.
La libert?non ?star sopra un albero,
non ?neanche il volo di un moscone,
la libert?non ?uno spazio libero,
libert??partecipazione."
Spirit: ovvero quando il cavallo batte la locomotiva
Attualmente nelle sale cinematografiche “Spirit” della Dreamworks, la casa che da qualche tempo sta dando dei punti alla Disney, sempre piu’ sul viale del tramonto. Nel film c’ è tutta l’epopea del west, c’è la libertà, c’è il nomadismo, c’ è la conquista del west, c’è il progresso, c’è la locomotiva che insidia la leadership del cavallo come mezzo di trasporto, ci sono i cowboys e gli indiani, c’è il forte e ci sono i teepee. Fin dall’ origine del western la ferrovia ha rivestito un ruolo privilegiato. La ferrovia ha un ruolo anche nella vita quotidiana del cowboy dopo che nel 1870 sorse Abilene la città delle mandrie del Texas, dove iniziano i viaggi spossanti nei convogli dove bisogna evitare che le bestie si soffochino l’un l’altra. Ma il vestiario del western è fondato sul cavallo . Un cowboy a piedi è disarmato, nudo, ridicolo. Il cavallo permette di fuggire , di inseguire , di vagabondare. Grazie a lui l’ uomo si trova alla misura dello spazio che lo circonda. Se la pistola e il lazo prolungano le braccia dell’ eroe, il cavallo ne prolunga le gambe. Il cavallo è individualismo, è nomadismo, è libertà. E in Spirit si mette in evidenza il nomadismo del popolo indiano, con le tende sempre pronte ad essere smontate e rimontate altrove messe in contrapposizione alla staticità del forte, l’ avamposto della cosiddetta civiltà che avanza. E nel film, così come è avvenuto nella realtà, questi due mondi sono costretti a combattersi, i cowboys contro gli indiani e il cavallo contro la locomotiva. E ovviamente il cavallo con chi poteva allearsi? Ovviamente con coloro che gli assomigliavano di piu’, e cioè gli indiani. Curioso il parallelo tra questi due mondi, i cowboys vogliono addomesticare sia l’ indiano ..che il cavallo ed entrambi sono detti “selvaggi”. Il cavallo per diventare necessario richiede un addestramento ed esige qualità di domatore che affermano ed esaltano la virilità dell’ eroe bianco. Il cavallo non domato, selvaggio, vale a dire non ancora individualizzato dall scelta di olui che diventerà suo domatore prima e cavaliere poi, fa parte di un branco, di un’orda. E il film esalta proprio la vita del branco : Spirit lotterà in tutti i modi per cercare di ritornarvi. L’eroe del western è centauro. Lo sono i cowboys, lo sono gli indiani. E il cavallo implica la cavalleria, che in un film sui cavalli non poteva mancare. Siamo al culmine del mito : il cavalleggero bianco su cavallo bianco. Solo che questo film è polically correct e non esalta per niente il militarismo americano, anzi il colonnello … non è che ci faccia una gran figura… se messo a confronto con l’indiano, tutto immerso nella natura. Eccezionali le scene di inseguimento, inseguimento tra uomini e cavalli, inseguimento tra locomotiva e cavallo… e il cavallo batte la locomotiva. Il film è tutto incentrato su una profonda nostalgia : quella della nobiltà del nomadismo. Paura di mettere radici, paura che la civiltà moderna condanna. Una nazione che si installa s’ immobilizza.Rimpianto del gesto libero. Una sfida segreta che nel tempo stesso rilancia la vecchia immagine dell’ uomo legato all’ animale, in stretto contatto con la natura. Cosa che gli indiani facevano egregiamente. Difatti il film termina con l’indiano che libera l’animale, che con la sua giumenta torna verso il branco , libero finalmente di cavalcare…senza nessuno che cerchi di intrappolarlo.
A.I.: cioe' quando Spielberg fa incontrare Collodi e Aldiss
.
E' sicuramente tra i primi in classifica dei film piu?venduti in DVD ( sta addirittura vendendo piu'che nelle sale cinematografiche) , ma cio' che mi ha colpito quando ho visto Artificial Intelligence di Spielberg , quello che mai mi sarei aspettato di vedere è ...che il robot bambino made in U.S.A. leggesse, o meglio ascoltasse, (perche'la mamma lo legge non a lui, ma al bambino vero), il racconto che le nostre mamme raccontavano sempre a noi prima di addormentarci : Pinocchio. E a quel punto il flash: intuiamo immediatamente che il “robot bambino?che vuole diventare un “bambino vero? altri non ?che il pezzo di legno di Collodi, che a questo punto posso definire una sorta di robot ante litteram.
All'inizio, per chi non lo sapesse, c'?un breve racconto di Brian Aldiss pubblicato nel 1969, la storia di un robot bambino che anela a farsi amare da una madre umana. Io mi sono andato a rivedere il libro e ovviamente vi sono delle differenze ( per una recnsione piu?dettagliata del testo scritto rimando all’intervento sotto) . Racconto breve, quello di Aldiss, ma capace di sedurre due personalit?diverse come Stanley Kubrick e Steven Spielberg: anche se, ovviamente non per le stesse ragioni. Chi conosce i due registi sa che tra gli elementi in gioco ?ragionevole pensare, ad esempio, che Kubrick sia stato affascinato dalla circolarit?del tempo e dal rapporto tra umano e meccanico; Spielberg, piuttosto, dal versante fiabesco e dal protagonista-fanciullo. Spielberg oltre a dirigerlo ne ha scritto anche la sceneggiatura accentuando l'atmosfera di fiaba e facendo esplicitamente del piccolo David un alter ego di Pinocchio. Al contrario di quel che avveniva nelle pagine di Aldiss, lo spettatore apprende subito che David ?un evolutissimo "mecca", una creatura meccanica capace di amare. Non sentendosi ricambiato in misura proporzionale al suo amore per la madre "orga" (organica) Monica, David vede un'unica soluzione: diventare un bambino vero come il personaggio di Collodi (il che, come anche Benigni ha evidenziato significa tutto il contrario che diventare grande). Comincia qui un lungo itinerario iniziatico, il cui unico obiettivo - conquistare l'amore della mamma - ?tornare al punto di partenza. Il bimbo sottoposto alla cattiveria di grandi e piccini che lo provocano in tutti i modi, finisce per combinare guai suo malgrado e?per evitare che venga distrutto?la “madre? decide di abbandonarlo in un bosco. Una volta abbandonato , il piccolo robot finisce in un allucinante Paese dei Balocchi, incontra Mangiafuoco e la Fata Turchina; lo aiuta un Grillo Parlante che ha la forma del simpaticissimo orsacchiotto Teddy.
Parafrasando la storia a modo proprio, Spielberg l' ha focalizzata interamente sul piccolo smarrito, alla ricerca dell'amore, della casa, di incontri ravvicinati e protettivi; tema che resta centrale nel suo immaginario, si tratti di piccoli umani, alieni ("E.T.") o creature meccaniche non fa differenza. Diviso in tre atti, A.I.Intelligenza artificiale ?un film bello e struggente, ricco di sequenze straordinarie (la pi?drammatica quella dello stringersi alla mamma affinch?non lo abbandoni, chiedendo scusa per tutti i guai che aveva combinato, la piu? suggestiva, quella di Manhattan semisommersa dalle acque, con le statue dei leoni che piangono) e di personaggi commoventi. Che si stampano nella memoria per come, in essi, convivono patetismo e fragilit? generosit?e coraggio: David per primo, naturalmente, interpretato da quel precocissimo mostro di bravura che si chiama Haley Joel Osmet, ma anche il robotamante Gigolo Joe (Jude Law), capace quanto il suo piccolo compagno di disavventure di farci dubitare che i "mecca" siano molto pi?umani degli "orga".
In fin dei conti Pinocchio ci ?simpatico proprio per i suoi difetti, le bugie, la testardaggine, la sfortuna, nei racconti di umani vige il piu' delle volte la "perfezione", l' eroe ?forte, bello, buono e la cosa non sempre ?gradita
Brian A. W. Aldiss “A.I” (Supertoys) . Mondadori Collezione
Ottima antologia, questa, come ormai ci ha abituato Aldiss; a parte l’evidente richiamo che lo stracitato, mitico raccontino dal quale prima Kubrick, poi Spielberg hanno tratto l’attesissimo film, vi sono contenuti racconti tutti buoni, alcuni davvero ottimi, sprazzi di divertimento intelligente come raramente capita di trovare.
Oltre ai racconti del film, il primo, e gli altri due scritti successivamente, pare di capire verso il ’99, e la lunga introduzione ("Genialità e insoddisfazione: i "Supertoys" da Stanley Kubrick a Steven Spielberg" (Attempting to Please, originariamente apparso, in parte, in "The Guardian" del 16 luglio '99, e che c’è solamente nell’edizione "Urania") (1), vi sono poi due tipi ben distinti di racconti; quelli per così dire surreali, nei quali si descrivono situazioni e personaggi ai limiti, e l’autore si lascia andare a lirismi che, a volte, raggiungono un’ottima qualità, e quelli che chiameremo discorsivi, nei quali, ad un testo lasciato al minimo, si fa avanti il discorso, un dibattere un tema, uno spunto. In tutti, il tono che prevale è quello umoristico, anche se, naturalmente, è un umorismo inglese, e, quindi, sotto il quale si cela un sostrato serio, a volte malinconico, a volte tragico.
Andiamo a vederli ad uno ad uno.
-"Supertoys che durano tutta l’estate" (Supertoys Last All Summer Long, ’69)-"Harper's Bazaar", dicembre '69, poi antologizzato in "The Moment of Eclipse" (Faber & Faber, '70); 10 pagine, pag.21, anche sul "Corriere della sera" del 27 novembre ’99, nella traduzione di Massimo Bocchiola, col titolo di "Super-Toys"-il racconto che originariamente ispirò Kubrick, e che verte, appunto, sull’ambiguità artificiale/umano; il bambino che non sa di essere artificiale, ma che avverte che la madre non lo ama come…dovrebbe.
Sotto, evidente mi pare la paura, normale, nei bambini, di scoprire che mamma e papà…non lo sono, e che, quindi…
-"I Supertoys quando arriva l'inverno" (Supertoys When Winter Comes, 2001); 10 pagine, pag.10 pagine, pag.31-primo dei racconti che Aldiss scrisse solo molto più tardi, dopo che aveva a lungo lavorato con Kubrick per la sceneggiatura del film; la madre, in uno scatto d’ira, rivela al bambino/androide il suo non essere umano, : "Sei solo un androide anche tu!" (pagg.3 , e, lui, il suo programma, emergono, facendogli dire parole sintetiche: "…non vuoi bene al mio programma…Stare zitta!" (pagg.38-9).
Il finale è dickiano, un po’ alla "Le formiche elettriche"; David divelle l’apparato che creava le illusioni nelle quali vivevano, lui e la sua famiglia, e si ritrova nel mondo vero, il mondo oltre il velo di Maya, il mondo che, platonicamente, stà dietro alle cose.
-"I Supertoys nella nuova stagione" (Supertoys in Other Seasons, 2001); 12 pagine, pag.41-l’altro dei racconti scritti dopo la morte di Kubrick, vi si approfondisce quella lacerazione interiore di cui abbiamo visto David soffrire, umano/artificiale: "Sono umano, mamma.Ti voglio bene e sono triste come le persone vere, perciò sono umano…Non è vero?" (pag.40), finiva il precedente, e, qui, dopo aver visto David in uno scenario che ha quasi del surreale, un Paese dei Balocchi Rotti, una discarica di macchinari che hanno finito di essere utili all’uomo, assistiamo alla rivelazione ultima, definitiva, senza possibilità di ulteriori dubbi che il padre fa al figlio: "Io mi sento felice e mi sento triste.Amo la gente.Quindi sono umano.Non è vero?" (pag.49), insiste David, ma la chiara risposta priva di equivoci, o illusioni alcune, ne disillude il residuo sognare, di essere una persona: "Sai solo pensare di essere felice o triste.Sai solo pensare che vuoi bene a Teddy o a Monica (la madre)" (pag.50); è il sentimento paterno, quindi, ciò che vi spicca maggiormente, un sentimento che, dopo la caduta in disgrazia anche del padre, lo porta a rivolerlo con se, riservandogli un trattamento di assoluto riguardo, con un vero figlio.
-"Ritorno all’apogeo" (Apogee Again, ’99); originariamente apparso in "Moorcock@60.com", '99; 8 pagine, pag.54-scritto appositamente per un compleanno di Michael Moorcock, un divertente science-fantasy, con, però, risvolti, tremendamente attuali, e reali.
Vi si racconta di un pianeta: "Molto simile al nostro, ma leggermente diverso." (pag.54), che, periodicamente, si allontana dal proprio sole in misura molto superiore alla Terra, con le conseguenze che si possono pensare; ma, il racconto, ha una metafora dolce/amara; dolce perché si ipotizza che le genti di quel pianeta, pensando che il calore del sesso possa fermare il gelo che li stà avvolgendo, si mette a farne in abbondanza, amara perché si sottende al disastro possibilissimo che il buco nell’ozono potrà farci vivere molto realmente.
Il sesso, finalmente, vi viene detto ampiamente, con metafore piccanti e, appunto, divertenti.
-"La Tre I" (III, 2001); 4 pagine, pag.62-tutto tenuto su di un tono scherzoso, parla di una mega società del futuro che diviene potentissima grazie al possesso di un’enorme quantità di ghiaccio trovata sulla Luna; per, poi, arrivare, in progressione, a controllare l’intera fornitura idrica del pianeta, il suo clima, e, poi, le spedizioni spaziali, che sono sfamate con…alieni, trovati sui vari pianeti.
Evidente la critica al liberismo portato agli eccessi, che calpesta bellamente etica e moralità, per il sacro dio del Profitto.
-"La vecchia mitologia" (The Old Mythology, 2001); 14 pagine, pag.67-ancora un racconto tenuto su di un tono umoristico; vi si dice di un’attrice di soap opera del 22° secolo un po’ sciocchina: "In tutto il suo corpo non c’era una sola cellula di sincerità." (pag.67), che vince il premio di poter andare a vivere in una qualsiasi persona nell’arco della Storia dell’Umanità; sceglie una giovane donna dell’Età della Pietra, e…
Là, forse un po’ troppo tirato per le lunghe, c’è una sorta di trasposizione reale, effettiva, del complesso di Edipo: "…non ci sentiremo veri uomini finchè non te ne sarai andato dalla Terra; ucciderti è necessario per sentirci uomini liberi, maturi, con il controllo del nostro destino… (dei figli al padre)
-In altre parole, è un rito di iniziazione!…Perché non avete ancora inventato la psicologia?" (l’attrice di soap opera che stà godendo il suo premio).
Il finale è un mito di creazione, in cui si prefigura un salto di qualità dell’umanità; una sorta di elogio della psicologia, dunque.
-"Quando ci si de-testa…" (Headless, ’94); originariamente apparso sul "Daily Telegraph" del 23 aprile '94; 6 pagine, pag.81-in cui si dice di un uomo il cui psichiatra, non riuscendo a sollevarlo dalla sua inesistente autostima, gli consiglia di suicidarsi; e che decide di farlo facendo, anche, una buona azione; infatti, lo trasforma in uno spettacolo, i cui proventi andranno al Turkmenistan terremotato.
Il portare un’idea, una questione, ai suoi limiti estremi, tipico della Sf, quindi, applicato ad una scienza debole, la psicologia.
-"Mucche pazze" (Beef, 2001); 4 pagine, pag.88-ancora, come nel precedente, vi si estremizza la paura odierna per la mucca pazza, appunto, ipotizzando un mondo nel quale tutti gli animali, e gran parte degli uomini, sia stata falcidiata da un morbo di creazione umana, che avrebbe dovuto servire ad uccidere gli animali selvatici.
Ma è ben chiaro che, il vero problema, sono le grandi masse del terzo mondo, affamate ed afflitte da malattie che, nel "primo mondo", come lo si dice qui, sono ormai debellate; vi si legge, netta, la paura arcaica dell’Uomo Bianco, che si incubizza sopraffatto da masse nere e gialle, affamate e…incazzatissime.
-"Nulla di questa vita è mai abbastanza" (Nothing in Life in Ever Enough, ’99); originariamente apparso, in Francia, nel giugno '99, col titolo di "Rien dans La Vie N'est Jamais Suffisant"; 16 pagine, pag.92-una sorta di riscrittura, rielaborazione, suppongo molto personalizzata, del "Calibano" (?) di Shakespeare; devo confessare che, del grande drammaturgo inglese, non ho letto nulla, e, così, tralasciando i paralleli ed i confronti, quello che mi resta da dire è che è un racconto d’atmosfera, nel quale, cioè, si riesce a trasportare il lettore in un ambito davvero tenero, di sentimenti dolci, e delicati, anche se non vi si tralascia certo il lato sdrucciolevole dell’esistenza; dell’amore, ingenuo e meravigliato, di due bambini che vivono la propria infanzia in mezzo alla natura; la propria scoperta del sesso.
-"Qualcosa di matematico" (A Matter of Mathematics, 2001); 15 pagine, pag.108-ottimo, dice qualcosa di molto criptato, ma decisamente importante: "…la nostra vita è un fenomeno scientificamente impossibile." (pag.120), che è un concetto terribilmente inquietante, nella sua semplice esattezza, è una delle tante cose, che vi si dicono; ci sono i colori di Gauguin, e il sesso, ancora una volta, visto da un’angolazione umoristica, che penso strappi una risatina a molti, e sogni cupi (ma bellissimi): "È un luogo allarmante…per il fatto che l’infinito è sempre allarmante. Un’enorme distesa di terreno con niente che vi cresce sopra.E l’oceano.Un oceano cupo.Le onde sono pesanti e scure…e lente." (pag.113); che prefigura il ritorno a scenari ancestrali che caratterizza il finale.
Ballardiano.
-"Il pulsante pausa" (Pause Button, ’97); radiotrasmesso nel '97 a "Channel Four"; 4 pagine, pag.124-in cui si impotizza le realizzazione di un marchingegno che consente di avere tempo per riflettere: "…in una situazione critica, la persona con un RFR (Riflesso Funzionale di Ritardo) nel cervello si ferma per un istante….(ciò) permette alla persona di riflettere su quanto sta per fare." (pagg.125-6); idea che, poi, serve per fare delle critiche di tipo politico.
-"La felicità al contrario" (Happiness in Reverse, 2001); 8 pagine, pag.128-primo di un trittico riunito sotto il titolo "Tre tipi di solitudine", è in forma epistolare; sono le lettere che un giudice scrive alla moglie allontanatasi da lui, nelle quali si inventa una favola della solitudine, inserendola in una improbabile cornice di un processo inesistente: "Naturalmente mi sento solo senza te, altrimenti non mi metterei a inventare favole." (pag.135)
È una favola un po’ surreale, ma neanche tanto triste, di un pinocchio che ha una sensibilità tutta sua: "…(aveva) un credo consistente nel non mangiar carne e nel crescere in direzione verticale verso l’alto, nel contempo dando anche foglie e frutti." (pag.132), nel quale sembra infrasentirsi il desiderio di maternità, della donna, usato come richiamo per ottenere lo scopo, di quelle lettere.
-"Un artista a una sola dimensione" (A Single-Minded Artist, 2001); 4 pagine, pag.136-secondo di quel trittico, è un concentrato incredibile di moltissimi concetti importanti, detti semplicemente; come il rapporto fra creazione artistica e realtà fenomenica: "È carino.Ma non è uguale alla poltrona vera."-"Ma a che servirebbe se fosse perfettamente uguale al’oggetto raffigurato?" (pag.139).
Vi si racconta di un artista con un’ incredibile spontaneità nel creare, in molteplici campi, dell’arte, che si ritira quando, un critico, fa notare che, ciò: "…era una mancanza di radici." (pag.137).
-"I cubi parlanti" (Talking Cubes, 2001); 7 pagine, pag.139-terzo del trittico che abbiamo detto, dice dell’assurdità di un amore spezzato dalla guerra, dal fatto di trovarsi dalle parti sbagliate del confine.
Il novum a cui il titolo, è una buona trovata, e resa bene, ma, decisamente, introdotto solamente per renderlo un racconto di Sf.
-"Il cavallo della steppa" (Steppenpferd, 2000); originariamente apparso in "The Magazine of Fantasy & Science Fiction", febbraio 2000; 14 pagine, pag.146-uno degli splendidi racconti surreali, narra di una razza aliena che, molto classicamente, arriva sulla Terra; ma non per invaderla, o altro di già sentito, ma per prenderla, e portarla ad orbitare attorno al loro immenso pianeta, orbitante attorno ad un’immensa stella; e sono alieni veramente tali, nulla di anche vagamente antropomorfo, anche se sanno camuffarsi molto bene, rendendosi prentabili.
E, questa loro alienità vera li fa sentire, al monaco protagonista, qualcosa di apparentabile con niente di meno che il Demonio; questa dimostrazione di occlusione mentale fa contrasto con l’apertura che, all’inizio del racconto, egli dimostra rispetto all’ottusità dell’umanità che si scanna per delle futilità.
Ma, quello che risulta, sono le descrizioni della natura, e la capacità di rendere quell’alienità che abbiamo detto, e l’immensità di quel pianeta.
-"Capacità cognitiva e lampadine a incandescenza" (Cognitive Ability and the Light Bulb, 2000); originariamente apparso su "Nature" del 20 gennaio 2000; 3 pagine, pag.160-altro racconto discorsivo, in cui, narrando di due astronavi che arrivano su un lontano pianeta abitabile dall’Uomo molto dopo un’altra, partita molti anni dopo, si dice dell’evolversi, espandersi, delle capacità cognitive dell’umanità.
-"La nera società" (Dark Society, ’95); originariamente apparso in "Dante's Disciples", a cura di Peter Crowther, '95; 21 pagine, pag.163-surreale, racconta di un poeta che, cacciato dall’esercito, prosegue a vivere la sua vita sfilacciata, il nichilismo assoluto a rodergli l’animo; a vivere la sua età dell’Inferno.
La moglie, suicidatasi, si mette in comunicazione con lui…per fax, e, lui, superato un burrascoso travaglio interiore, va da lei, novella Euridice.
"…prima del Big Bang non esisteva ancora la particella primordiale, l’ylem.Non aveva un posto in cui esistere….Il punto dove la scienza s’incontra con la religione.Lo spazio senza tempo e senza spazio, l’universo pre ylem, per così dire, ha qualche somiglianza con il Cielo, l’antico mito Cristiano." (pagg.175-6), si dice ad un certo punto, e, nel finale, l’inferno dove il protagonista scende a trovare la sua compagna lo si scoprirà essere, invece, il Paradiso, e: "L’inferno è il posto dove eri tu…con quelle sue punitive condizioni fisiche!" (pag.184); si, perché là il Tempo, condizione unicamente dell’essere che vive, è, non c’è: "Quegli indicatori del tempo sono regole arbitrarie della vostra dimensione; qui sono prive di significato." (pag.182).
-"La galassia Zeta" (Galaxy Zee, 2001); 7 pagine, pag.185-diviso in brevi capitoletti, è un racconto dai toni quasi biblici, in cui si dice di un secondo avvento, su tutti i pianeti abitati di una galassia, dal quale scaturisce, unanime, un giudizio inappellabile di condanna; il livellamento, l’appiattimento, la vacuità, del vivere, il divario accrescentesi fra i, molti, poveri, e i, pochi, ricchi, porta il nuovo figlio di Dio (qui, il Monocrate), a distruggere l’intera galassia, che, alla fine, ricomincierà ad espandersi, in un nuovo Big Bang.
-"Le meraviglie dell'utopia" (Marvells of Utopia, 2001); 3 pagine, pag.193-discorsivo, vi si disserta sulla possibilità che, in un futuro lontano, l’essersi notevolmente allontanati dalla Terra potrà portare all’allontanamento, dell’Uomo, da molte credenze e superstizioni dell’antichità: "…(a)i…vecchi tempi, all’alba dei viaggi nello spazio….la nostra mente era…Piena di cose inutili come un vecchio magazzino.La nostra immaginazione era piena di creature impossibili che scaturivano dalla nostra fantasia… La razza umana doveva essere mezzo matto.O forse dovremmo dire mezzo sana… si pensava che la Terra fosse abitata da orchi e fantasmi, mostri dalle lunghe gambe, vampiri, leprecauni, elfi, gnomi fate e angeli… tutti i falsi dèi: quelli della mitologia greca…Baal e Iside…" (pag..195-la sottolineatura è mia), in cui mi pare di poter dire che si rifletta lo smarrimento dell’Uomo della nostra era, incerto se considerare etico-moralmente positivamente o negativamente l’essersi effettivamente dissolti di molti miti che ne costellavano l’inconscio collettivo.
-"Il bruco diventò farfalla" (Becoming the Full Butterfly, ’95; originariamente apparso in "Interzone", marzo '95; poi antologizzato in "The Secret of This Book", '95; 23 pagine, pag.196-surreale, in cui si dicono molte cose, anche se, poi, sono un’unica, cosa; di un ragazzo occidentale che, lasciata la via dell’occidente: "Ero nel sogno sbagliato.Il sogno della vita, stupido e indulgente. Il sogno abbietto di una ricchezza.La povertà spirituale." (pag.20 , diventa qualcosa che ha un sogno molto forte, principalmente, un sogno che lo rende in grado di salvare delle vite; e di cambiare il proprio, e l’altrui sesso.
Ed è proprio nel contrasto fra la nostra cultura e quella orientale che si gioca il phatos di questo racconto: "…veniamo da una cultura dove tutto, o quasi tutto, s’è perduto.Consumo invece di comunicazione.Commercialismo invece di soddisfazione." (pag.205), e, ciò, viene detto tramite lo spettacolo che viene organizzato per una dimostrazione di quella, seconda, sua capacità; vi si descrive, nel dettaglio, questo scenario grandioso di moltitudini consumanti e di paranoici controlli statali: "…l’ampia valle diventava progressivamente il paesaggio interiore della sindrome maniaco-depressiva." (pag.215-Ballard?!).
In sintesi, la nostra cultura vi viene vista come una che abbia perso le proprie vere radici, e che, ora, abbia paura a, anche solo, riguardarle, soffermarvisi nell’attenzione; meditarvi: "Non hanno la saggezza.In maggior parte hanno problemi col sesso….Gli archetipi sono stati sottovalutati nella nostra cultura occidentale, perciò sono in contrasto con la nostra superficialità.Gli archetipi salgono fino alle vette rarefatte della grande musica, e scendono nell’humus del nostro essere, fino agli oscuri regni che precedono il linguaggio: regni dove li possiamo raggiungere solo in sogno." (pagg.206-7); "Prima che sorgesse la coscienza, a regnare erano i sogni.Quei sogni formavano il linguaggio degli archetipi." (pag.217).
-"Per un libero Marte (dialogo socratico televisivo dei tempi a venire)" (A Whiter Mars: A Socratic Dialogue of Times to Come, ’95); rappresentato alla conferenza del fantastico, Fort Lauderdale, Florida, marzo '95; 15 pagine, pag.220-una sorta di compendio del "Marte, pianeta libero" (White Mars, ’99), di cui trattiamo in questa stessa rubrica, vi si dice, prevalentemente, della terraformazione: "Si, "terraformare".Quella parola e quel concetto erano stati coniati da uno scrittore di fantascienza, un certo Jack Williamson." (pag.226), come di un qualcosa di, quasi, malvagio: "…un sogno, la fobia di un terrestre abitante in una città, davanti al suo computer.Una cosa indesiderabile….una bestemmia contro la natura." (Idem).
Prendendo lo spunto da quest’idea fantascientifica, Aldiss fa un discorso, ancora una volta, più ampio, sull’istinto di conquista, prevaricazione, antropomorfizzazione di qualunque cosa, a qualsiasi prezzo, che tanti disastri, e sofferenze, ha già portato alla razza umana: "La soverchiante fede nel "conquistare la natura", nel distanziarci dalla natura, di cui siamo una parte…" (pag.,224).
E, questi uomini di un futuro lontano, hanno superato, tutto questo, sono giunti, in un certo senso, ad una consapevolezza di sé che gli consente di sentirsi in una maniera molto differente da quella in cui ci sentiamo noi: "È stata la comprensione di far parte integrale della natura a trasformare le nostre percezioni…" (pag.234); e non solo: "Dio era una di quelle assi cigolanti, nelle soffitte del nostro cervello, che ci siamo lasciati alle spalle…rinunciare a questa illusione, per quanto consolatoria.Rinunciare fa parte del processo di divenire adulti..…Dio era necessario, forse essenziale, per alcune epoche del passato…" (pagg.232-4).
Dunque; cheddire?Con che frequenza vi siete imbattuti in una serie così incredibile di buoni racconti, uno dietro l’altro, di idee e di impressioni, di sensazioni e atmosfere così intense?Io, sinceramente, molto di rado, e vi assicuro che di Sf ne ho letta!!
Ecco, ora che ci penso, "Un romanzo dell’equatore" era un’altra ottima antologia; e "L’albero della vita", anche; mi pare che fossero di uno stesso autore; mah?!!
Se non lo avete ancora letto, e neppure quegli altri, leggeteveli; trovate la bibliografia di Aldiss nella sua home page: intercom.publinet.it/aldiss.htm; ma lasciate stare "Marte, pianeta libero"!!
Altri contributi critici: "Sotto un sole artificiale, tra onde virtuali: così Aldiss ha ispirato Kubrick", di Sandro Modeo, "Corriere della sera" del 30/8/2001
(1)-Nell’appendice, oltre a "L'autore-Brian W.Aldiss", di Giuseppe Lippi, pag.238, vi sono vari testi riguardanti il film: "Brian W.Aldiss: il progetto A.I.", di G.Lippi, pag.240, "Intelligenza artificiale: da 2001 ad A.I.", di G.Lippi, pag.242, "Voci e Skermi", di Lorenzo Codelli, pag.247 e "Il film perduto di Stanley Kubrick", di Marina Visentin, pag.249
Quando vidi per la prima volta Apocalypse now, mi sconvolsero in particolare alcune scene. Ovviamente non sapevo minimamente che il film fosse tratto dal libro di Conrad…lo scoprii leggendo i titoli di coda e quindi di corsa in libreria ad acquistare e…che scopro?. Le scene che piu’ mi avevano colpito…erano prese pari pari dal libro! Quando poi mi sono trovato testo e libro al corso di inlgese III all’ Università…avevo ormai già il lavoro svolto.
Ma per quanto riguarda questi parallelismi…cominciamo dall’ inizio, anche se come potrete constatare, quello che leggerete sono “appunti sciolti” che mi “appuntai” all’epoca sul libro allegato come immagine piu’ sotto. Innanzitutto il nome Kurz, presente sia nel libro che nel film, poi la barca. Il fiume, l’attacco con le freccette, l’uomo che parla, la voce, il fotografo, le memorie “l’orrore”(l’ultima parola pronunciata da K. Prima di morire, la calvizie, la sirena che fa scappare i nativi…sono tutte cose che vi risparmio e che andrete a leggerVi nel testo o nel film. E qui trovai la prima risposta alla mia domanda (quando ancora non avevo letto il libro): Perché Coppola ha trasformato così Marlon Brando, non poteva lasciarlo com’era? No, perché quando leggerete Conrad, vedrete la testa di Marlon Brando, grande come la luna, completamente calva e leggerete con la voce italiana di Marlon Brando. Sono INSCINDIBILI, perfette, sembra quasi che Conrad abbia scritto pensando al film! Gli spunti che offrono il libro/film sono notevoli (soprattutto per noi insegnanti): si passa dalle brutture del colonialismo alle brutture della guerra, dai significati psicologici , introspettivi allo studio della società globale, al materialismo. Di come una intelligenza possa diventare “sinistra”, “cupa”. Il termine “cuore di tenebra” è riferito all’oscurità dell’ Inner Station di Kurtz. E chi ha visto il film capirà cosa si intende per oscurità. Durante le riprese è successo di tutto: girato davvero nella giungla, ci sono state epidemie di malaria, attori che volevano abbandonare, combattimenti veri con i nativi… e qualcuno della troupe sta ancora oggi pagando le conseguenze della lavorazione. L’ oscurità dell’essere “selvaggio” è presente in ogni uomo e in ogni donna.Il viaggio di Marlow attraverso il fiume Congo è un viaggio a ritroso nel tempo e anche un viaggio in se stesso, quel viaggio rappresentava per Marlow il passato, il presente e il futuro. La maggior parte delle informazioni che Marlow ( e il lettore) ha su Kurtz sono sempre di seconda mano Marlow immagina Kurtz come una “voce”. Kurtz non è altro che quello che lo stesso Marlow, cioè noi, potremmo diventare posti nelle stesse condizioni. Kurtz rappresenta l’uomo piombato nei suoi piu’ barbari istinti, devoto solo ai piaceri della carne. Conrad è estremamente interessante, poiché da molti è stato citato come spiegazione del fatto che una nazione civile come la Germania abbia potuto partorire l’ olocausto. La caratteristica di Marlow è la bocca, simbolo dell’eloquenza disarmante, ma anche del vorace appetito. Conrad ripetutamente include nel suo lavoro il contrasto tra la luce e la tenebra, tra la civiltà e il selvaggio, tra il bene e il male. La luce del fiume Tamigi e l’oscurità del fiume Congo. Ma tale oscurità proveniva proprio dal Tamigi. Conrad non ha mai visto di buon occhio la politica coloniale inglese, rovesciando l’equazione luce/bene oscurità/male.
Terza C Media Luserna SG
Unregistered User
(1/10/03 4:20 am) Reply
Il Signore degli Anelli
Ciao, sono Alexandra e desideravo parlarvi del "Signore degli Anelli-La compagnia dell'anello".
Questo film mi ha colpita particolarmente e vi dico il perchè...
E' tratto da un libro formato "mattone" e con le scritte pure piccole: con mio padre ho letto le prime cento pagine e corrispondevano solo ai primi cinque minuti del film!
Questo parla di amicizia e di coraggio, specialmente di quello di Frodo e del suo fedele compagno Sam. Questi sono entrambi degli hobbit, cioè piccoli di statura.
Questi coraggiosi personaggi devono affrontare mille e più difficoltà per distruggere l'anello che era stato forgiato da uno spirito malvagio per poter governare il mondo.
Questo film deve il suo titolo, cioè "La compagnia dell'anello" perchè a Gran Burrone, cioè il villaggio degli elfi, nove personaggi si uniscono per affrontare la missione e tra loro ci sono Frodo, Sam, altri due hobbit, un mago, un nano, due uomini ed un elfo abilissimo. Ognuno di questi personaggi aveva armi speciali e diverse dagli altri.
Questo film mi è piaciuto tantissimo anche perchè è ambientato in luoghi fantastici, favolosi ed è ricco di effetti speciali e moltissima azione.
Cosa ne pensate?
Alex
Apocalypse Now e Cuore di Tenebre
“Cuore di Apocalisse” di Francis Ford Conrad
Quando vidi per la prima volta Apocalypse now, mi sconvolsero in particolare alcune scene. Ovviamente non sapevo minimamente che il film fosse tratto dal libro di Conrad…lo scoprii leggendo i titoli di coda e quindi di corsa in libreria ad acquistare e…che scopro?. Le scene che piu’ mi avevano colpito…erano prese pari pari dal libro! Quando poi mi sono trovato testo e libro al corso di inlgese III all’ Università…avevo ormai già il lavoro svolto.
Ma per quanto riguarda questi parallelismi…cominciamo dall’ inizio, anche se come potrete constatare, quello che leggerete sono “appunti sciolti” che mi “appuntai” all’epoca sul libro allegato come immagine piu’ sotto. Innanzitutto il nome Kurz, presente sia nel libro che nel film, poi la barca. Il fiume, l’attacco con le freccette, l’uomo che parla, la voce, il fotografo, le memorie “l’orrore”(l’ultima parola pronunciata da K. Prima di morire, la calvizie, la sirena che fa scappare i nativi…sono tutte cose che vi risparmio e che andrete a leggerVi nel testo o nel film. E qui trovai la prima risposta alla mia domanda (quando ancora non avevo letto il libro): Perché Coppola ha trasformato così Marlon Brando, non poteva lasciarlo com’era? No, perché quando leggerete Conrad, vedrete la testa di Marlon Brando, grande come la luna, completamente calva e leggerete con la voce italiana di Marlon Brando. Sono INSCINDIBILI, perfette, sembra quasi che Conrad abbia scritto pensando al film! Gli spunti che offrono il libro/film sono notevoli (soprattutto per noi insegnanti): si passa dalle brutture del colonialismo alle brutture della guerra, dai significati psicologici , introspettivi allo studio della società globale, al materialismo. Di come una intelligenza possa diventare “sinistra”, “cupa”. Il termine “cuore di tenebra” è riferito all’oscurità dell’ Inner Station di Kurtz. E chi ha visto il film capirà cosa si intende per oscurità. Durante le riprese è successo di tutto: girato davvero nella giungla, ci sono state epidemie di malaria, attori che volevano abbandonare, combattimenti veri con i nativi… e qualcuno della troupe sta ancora oggi pagando le conseguenze della lavorazione. L’ oscurità dell’essere “selvaggio” è presente in ogni uomo e in ogni donna.Il viaggio di Marlow attraverso il fiume Congo è un viaggio a ritroso nel tempo e anche un viaggio in se stesso, quel viaggio rappresentava per Marlow il passato, il presente e il futuro. La maggior parte delle informazioni che Marlow ( e il lettore) ha su Kurtz sono sempre di seconda mano Marlow immagina Kurtz come una “voce”. Kurtz non è altro che quello che lo stesso Marlow, cioè noi, potremmo diventare posti nelle stesse condizioni. Kurtz rappresenta l’uomo piombato nei suoi piu’ barbari istinti, devoto solo ai piaceri della carne. Conrad è estremamente interessante, poiché da molti è stato citato come spiegazione del fatto che una nazione civile come la Germania abbia potuto partorire l’ olocausto. La caratteristica di Marlow è la bocca, simbolo dell’eloquenza disarmante, ma anche del vorace appetito. Conrad ripetutamente include nel suo lavoro il contrasto tra la luce e la tenebra, tra la civiltà e il selvaggio, tra il bene e il male. La luce del fiume Tamigi e l’oscurità del fiume Congo. Ma tale oscurità proveniva proprio dal Tamigi. Conrad non ha mai visto di buon occhio la politica coloniale inglese, rovesciando l’equazione luce/bene oscurità/male.
Antonella 3 A
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(1/18/03 1:34 am) Reply
La musica ai nostri giorni
Prima di cominciare a parlare e sparlare della musica faccio una premessa:io non odio la musica moderna,anzi,la ADORO;scrivo quest'articolo solo per far capire agli adulti che esistono anche persone giovani capaci di apprezzare la musica di "un tempo" .Secondo me,l'unico neo nel modo di cantare di suonare dei nuovi "artisti" (ora si comincia a sparlare...) è la monotonia dei motivi dei vari brani.Una volta per discoteca si intendeva un luogo d'incontro per i giovani,che parlavano fra loro con un SOTTOFONDO di buona musica.Oggi il sottofondo non esiste più,perché la musica copre ogni minimo rumore;l'unica voce che si sente di tanto in tanto è quella del dj che annuncia un nuovo MIX da ballare.I giovani di una volta,inoltre,uscivano sani e contenti dal locale in cui avevano fatto una bella chiacchierata con gli amici.I giovani di oggi,invece,escono intontiti dalla discoteca in cui non hanno trovato altro che odore di fumo e di alcool.E molto spesso tutto finisce in un incidente stradale. Il seguito alla prossima puntata.
Antonella 3 A Roccaromana
3 C Luserna San Giovanni
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(1/18/03 1:47 am) Reply
Musica:ecco cosa ci piace
Ciao, siamo alcune ragazze di terza media...
A noi piace molto la musica, ci piace cantare, ma soprattutto ballare.
I generi musicali che ascoltiamo sono molti, tra cui: techno, dance, pop e soprattutto quella commerciale, perchè oltre ad essere la più venduta, contiene diversi tipi di canzoni ed è anche la più ascoltata.
Tra gli ultimi CD usciti che preferiamo c'è: Hot Party, Hit mania dance 2003, e Discoparade.
Tra i cantanti che ci piacciono di più c'è Gigi D'Agostino, Cesare Cremonini, Las Ketcup e Gianluca Grignani.
E voi, che cosa ascoltate?
Terza C Luserna San Giovanni
Unregistered User
(1/18/03 2:02 am) Reply
Abbiamo dimenticato...
Abbiamo dimenticato di dirvi che l'articoletto scritto sopra è di Federica, Francesca U., Monica e Roberta...
Terza C Luserna San Giovanni
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(1/18/03 2:20 am) Reply
Un film divertente...
Uno dei film che ha avuto successo in questo Natale è intitolato "Natale sul Nilo".
Ha come protagonisti Massimo Boldi, Christian De Sica, i Fichi d'India e Maria De Filippi che fa la comparsa.
Il film è comico ed è ambientato in Egitto.
Quasi tutti i protagonisti si trovano in situazioni diverse. Il film inizia con il balletto della figlia di Boldi nello studio di "Saranno Famosi", presentato da Maria De Filippi, ma prima della sua conclusione intervengono i carabinieri che la portano nel commissariato da suo padre, contrario a fare della figlia una ballerina...E poi, e poi...
A noi è piaciuto perchè è comico ed alcune risate prima della pagella del primo quadrimestre...ci stanno proprio bene!!!
Federica e Francesca U.
Terza C Luserna San Giovanni
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(1/18/03 4:01 am) Reply
Un film di Aldo, Giovanni e Giacomo...
Ciao!
Siamo sei ragazze della 3°C della SMS di Luserna San Giovanni: Deborah, Alexandra, Morena, Paola, Tatiana e Francesca G.
Ci piacciono i film d'avventura ed anche quelli di magia.
Voi che leggete, avete visto Harry Potter o Il signore degli anelli? Sono i films più votati nella nostra classe.
Ma noi, invece, vogliamo parlarvi di un altro film...
Avete visto "la leggenda di Al, John e Jack"?
Noi sììììììììì!!!!!!!!!
E' un bellissimo film interpretato da Aldo, Giovanni e Giacomo, fa ridere ed è molto divertente.
Racconta la storia di Aldo, che soffre di una malattia e quando si addormenta perde la memoria: così Giacomo e Giovanni devono sempre raccontargli tutto della sua vita...
Ma se volete sapere il resto, andate al cinema a vederlo.
Noi ve lo consigliamo perchè...
è divertente,
è ambientato in America,
è ambientato nel passato,
è divertente il finale,
è bella tutta la storia,
è...consigliato da noi!
Il Signore degli Anelli
Il Signore degli Anelli- Le due torri
Ciao a tutti. Scrivo questo intervento di getto perché ho troppo da fare per mettermi a rifinire il testo e non vedo l'ora di trovare un riscontro.
Ieri ho visto il film in questione e conto di rivederlo fra una settimana perché ieri non me lo sono gustato abbastanza.
Lo scorso settembre ho letto il libro. Si sa che il film, nonostante sia abbastanza "filologico", ha apportato delle modifiche rispetto al romanzo, ad esempio accresce l'importanza di Arwen che nel romanzo non è l'amazzone che abbiamo visto nel 1° episodio. Non solo, nel film realizza lei delle magie che nel romanzo realizzano Erond e Gandalf (le "onde equine che spazzano via i Nazgul) o un elfo maschio (portare a cavallo Frodo ferito mortalmente).
Esisteva già qualche sito che segnalava le differenze fra romanzo e film, relativamente al 1° episodio, ma non lo trovo più fra i miei "Preferiti". Eccone un altro: members.xoom.virgilio.it/.../donne.htm
Riguardo al 2° episodio, ci sono state delle scene che mi hanno fatto cadere dalle nuvole, per cui chiedo a chi ha una memoria più fresca della mia di rispondere ai seguenti quesiti (che porrò in modo tale da non togliere il gusto della sorpresa):
1) C'è nel romanzo la vicenda di Aragorn che cade dalla rupe in acqua eccetera?
2) A me risulta che Faramir lasci partire Frodo, Sam e Smeagol/Gollum vicino allo stagno proibito, non nella fortezza.... voi che ricordate?
Ho in serbo altri interrogativi ma li proporrò dopo.
Ciao di nuovo, scrivete, anche perché in questo momento tutto ciò che riguarda questo film mi fa svenare
Anna Rita Viz